“Echoes in the dark” è la nuova rubrica per Brainstorming Magazine, completamente a tema darkwave, incentrata su dieci dischi e band che esprimono l’essenza di questo genere musicale. Ogni settimana analizzeremo atmosfere e significati nascosti dietro le varie sonorità. Nel quarto appuntamento ci concentreremo su uno dei gruppi più misteriosi del genere, che ha saputo creare una nicchia distintiva nel panorama musicale, e che merita dunque un’attenta osservazione: sono i Faith Assembly, direttamente da Los Angeles.
La storia dietro i Faith Assembly, tra incertezze e creatività
Anche nel mondo della musica darkwave esistono nomi meno acclamati dal mainstream, ma che hanno saputo guadagnarsi comunque un posto tra i vertici del genere.
La nascita dei Faith Assembly è legata a un percorso che ha visto il fondatore Mark Stacy immergersi nel mondo della musica elettronica e del synthpop nel contesto di una Londra degli anni ’90 che non era più quella che lui aveva tanto idealizzato.
La passione per la musica britannica e l’ambizione di diventare un compositore ed ingegnere del suono lo avessero portato a trasferirsi lì. Eppure Stacy si trovò di fronte a una scena musicale che, a suo parere, aveva perso gran parte della magia che l’aveva resa leggendaria. Questa disillusione lo portò a riflettere sulla sua arte e sulla sua carriera, trasformando la frustrazione in una motivazione per andare avanti autonomamente.
Dopo vari tentativi falliti di formare una band, Mark Stacy decise di dedicarsi al progetto che avrebbe segnato la sua carriera. Nacque così un EP di 4 tracce, The Diary of Winter, che rappresentò il punto di svolta: in un piccolo studio mise in pratica tutto ciò che aveva appreso nella sua formazione, dal punto di vista tecnico e creativo. L’esperienza di lavoro con Martin Hawkes, il tecnico di mixaggio, fu fondamentale. Nonostante le differenze di stile e gusti musicali, Martin dimostrò di comprendere perfettamente l’essenza di ciò che Stacy voleva trasmettere, riuscendo a valorizzare il suo lavoro.
Quella che nacque da questa alchimia di creatività fu la prima incarnazione dei Faith Assembly. Il progetto di fatto affonda le radici in un periodo di transizione musicale. Una generazione che ha visto il tramonto delle sonorità degli anni ’80, ma che è riuscita comunque a mantenere viva la fiamma della sperimentazione elettronica e della melodia emotiva.

Le sonorità melodiche della band
Di sicuro i Faith Assembly incarnano l’anima più elegante e sognante della darkwave, quella che affonda le radici nella new wave degli anni ‘80 e nel synthpop più etereo. Le loro sonorità delicate, costruite su sintetizzatori avvolgenti e ritmi elettronici minimali, si intrecciano con testi malinconici che parlano di amore, desiderio e perdita. Fin dal loro debutto, il progetto si è distinto per uno stile evocativo che richiama le atmosfere eteree dei Cause & Effect, ma con un tocco più crepuscolare ed introspettivo, molto più vicino ai Camouflage. L’equilibrio tra eleganza pop e vibrazioni oscure ha fatto sì che i Faith Assembly diventassero un culto tra gli appassionati del genere, pur senza ottenere una diffusione popolare.
Tra i sintetizzatori poi sbucano anche voci da vecchi film. Esse ricreano atmosfere leggermente retrò che ricordano vagamente altri gruppi degli anni ’80, come gli Orchestral Manoeuvres in the Dark.
Se dovessimo però collocare i Faith Assembly all’interno di un genere, non sarebbe facile inserirli rigidamente nella darkwave, e forse nemmeno nella più generica synthwave. C’è chi li ha posti in un genere di mezzo, definendoli “Noble Synthpop“. Insomma, una valida alternativa ai nomi più noti del genere.
Perché rientrano dunque nella categoria darkwave?
Non sfuggono dettagli nelle sonorità della band che richiamano quelli del genere. Innanzitutto, le atmosfere oscure e misteriose: i Faith Assembly creano un sound intriso di una certa malinconia e di una qualità emotivamente intensa. Le loro tracce spesso sono caratterizzate da melodie che evocano introspezione, solitudine e nostalgia, temi ricorrenti all’interno del genere.
In secondo luogo, l’uso predominante di elementi elettronici e sintetici, che conferiscono alla loro musica una qualità atmosferica e spaziosa. Questo approccio elettronico, unito a ritmi sottili e sonorità minimaliste, è tipico della darkwave, che si distingue per il suo utilizzo di suoni freddi e avvolgenti (vedi a proposito il primo articolo della rubrica sui Drab Majesty). Le voci evocative e spesso eteree sono un altro elemento fondamentale: la voce è spesso trattata in modo che si integri con la musica, creando una sensazione di distacco.
L’estetica gotico-romantica
Meritano attenzione l’estetica visiva e le tematiche trattate. La band ha dimostrato spesso di saper porre attenzione alla grafica, ai costumi e a tematiche come l’introspezione, la memoria, e l’identità, esplorando il lato più oscuro e introspettivo dell’esistenza umana. Alcuni temi, come quello della morte, sono stati ripresi in modo etereo e sognante, con assoluta delicatezza e leggerezza

La dedizione della band alla loro musica emerge anche nella meticolosa produzione sonora, ma anche nell’attenzione alla grafica, che risulta molto evocativa. L’immaginario visivo della band riesce ad intrecciare elementi gotici e romantici, ma non nel senso più puro o tradizionale del gotico. I Faith Assembly infondono nella loro arte una sensibilità romantica e misteriosa, capace di trasportare l’ascoltatore in un viaggio sensoriale tra epoche remote e sentimenti profondi.
La copertina di “My Mortal Beloved”
Vi mostriamo come esempio la copertina di My mortal beloved , album datato 1997 e perciò successivo a Shades of blue. La scena è intrisa di drammaticità e poesia: al centro, un uomo guarda dolcemente una donna stesa a terra, priva di sensi, probabilmente caduta dalla scalinata che occupa gran parte della scena. Da notare: entrambi indossano abiti d’ispirazione gotica, in un ambiente particolarmente oscuro e silenzioso, come quello di un castello disabitato.
L’atmosfera è carica di simbolismo: la scalinata rivestita di rosso, l’ambiente adornato da tappeti, arazzi e tende pesanti. Al di sopra, non sfuggono alla vista due quadri: entrambi sono sbiaditi e privi di vita, e rappresentano un richiamo visivo a due lavori della stessa band. Uno dei dipinti richiama la copertina di Shades of Blue, ma spogliata delle figure umane che ne animavano la scena, lasciando intendere un vuoto incolmabile, un ambiente ormai morto. L’altro richiama Windmills, ridotto a un semplice mulino. Per non parlare poi del fantasma, altro richiamo al primo lavoro della band, che conferisce al tutto un’aura inquietante e malinconica.
La discografia dei Faith Assembly
Sicuramente dobbiamo menzionare il primo album della band, datato 1993: Shades of Blue. Merita sicuramente un ascolto, e se non avete mai sentito parlare dei Faith Assembly è da qui che dovete assolutamente partire (e infatti vi lasciamo il link Spotify per ascoltarlo). Brano più popolare dell’album (e forse della band): Redemption, una vera chicca che si può ascoltare anche in versione Pop mix a fine disco. Denial inizia invece con un campionamento frammentato del film anni ’80 “Somewhere in Time” e prepara bene l’atmosfera inquietante della canzone, accompagnata da un corposo basso:
“Forgive me. The man of my dreams is almost faded, now. Come back to me. The one I have created in my mind”
Interessante è l’uso di drum machine minimali, con un uso limitato di percussioni acustiche (come in Sand castles), oppure di suoni lontani e sfumati (spesso di campane) che amplificano la sensazione del sogno da parte dell’ascoltatore.
L’album: Ghosts I have been
Tra i lavori più rappresentativi spicca anche Ghosts I have been (1999), che condensa tutto il fascino dell’ estetica sonora della band: abile l’uso di melodie struggenti e sintetizzatori che creano melodie stratificate. Gli arrangiamenti sono sofisticati e la produzione pur rimanendo essenziale, risulta incredibilmente evocativa.
Con un tono riflessivo e introspettivo, questo album esplora temi legati alla memoria e all’identità. Qui le linee vocali risultano morbide e sussurrate.
Merita menzione il brano Crash and burn, che rivela un’intensa esplorazione emotiva, intrecciando desiderio, vulnerabilità e un’oscura ricerca di purificazione. Nel testo più volte viene ripetuto il concetto di Nirvana, qui inteso come forma di catarsi e aspirazione ad un equilibrio che si raggiunge solo attraversando la propria oscurità interiore (I want your darkness to stay tonight/ can it be Nirvana?/I want to see Nirvana in you).
Elemento ricorrente in tutto il brano sono le carte da gioco francesi, che appaiono anche nella cover dell’album e dell’EP. Esse aggiungono un ulteriore simbolismo piuttosto intrigante: in un contesto così romantico-gotico potrebbero avere molteplici significati ed essere il simbolo del destino, delle future scelte, ma anche dell’inganno e della manipolazione. La loro origine, risalente a molti secoli fa, le lega ad un periodo di fascino e di mistero legato all’occulto. Non crediamo che la scelta sia stata casuale.

Completano la discografia Descent into Madness (2008) ed alcune raccolte come la già citata Windmills e Dreams from Arcadia, datata 2011.
Un’eredità sottile ma preziosa
Pur non avendo mai raggiunto il successo commerciale di altre band darkwave, i Faith Assembly hanno lasciato un segno nella scena musicale, mantenendo un’impostazione più lineare e accessibile. Il loro sound è forse più vicino alla classica synthwave, ma con un tono malinconico ed oscuro che al contempo li avvicina alla darkwave.
Oggi, con il revival della darkwave e il ritorno in auge del synthpop più sofisticato, la musica dei Faith Assembly merita di essere riscoperta. Negli ultimi tempi infatti, i Faith Assembly sono coinvolti in vari progetti artistici.
La band ad oggi sembra essere lontana dal mondo social, e da quanto abbiamo appreso i loro lavori non verranno ristampati.. insomma, riuscire ad ottenerli può risultare abbastanza difficile!
Vi lasciamo perciò alcuni link per avvicinarvi al loro mondo:
PROFILO UFFICIALE: link
Canale YouTube, dove sono presenti anche alcune cover recentemente pubblicate : link
Profilo Facebook: link
Nel prossimo appuntamento con Echoes in the Dark esploreremo un altro progetto oltreoceano molto interessante, con cui abbiamo scambiato anche qualche chiacchiera… stay tuned!
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