Lewis Brian Hopkin Jones conosciuto come uno degli artisti del Club 27, lo strano caso in cui un artista viene ricordato più per la sua morte che per il contributo al mondo musicale degli anni ‘60/’70. Era uno de Rolling Stones? No, lui era Rolling Stones.
Lewis Brian Hopkin Jones
Diede proprio lui il nome alla band della quale non fu solo l’ideatore, il manager ma il genio.
Brian poteva essere simpatico e gentile, e un minuto dopo crudele e cattivo. Era anche molto intelligente, più di tutti noi, ma spesso prendeva le decisioni sbagliate, che gli si ritorcevano contro. B. Wyman
Brian Jones nasce a Cheltenham il 28 febbraio 1942 da due appassionati di musica, il padre organista, la madre pianista. Un’ infanzia non tanto semplice, fin da piccolo soffre di asma e convive con la morte di una delle due sorelle, nonostante le brutte vicende, si rivela un bambino brillante, appassionato di musica e molto curioso, impapara a suonare prima il piano, poi il clarinetto. Nella seconda metà degli anni Cinquanta ascolta per la prima volta la musica jazz di Charlie Parker e così inizia a suonare il sassofono. Gli risultava davvero facile imparare a suonare uno strumento, talmente facile che imparato uno deve subito passare al successivo.
Un ragazzino brillante ma allo stesso tempo poco portato per gli studi, lascia presto la scuola e viene messo fuori di casa a soli 17 anni dal padre a seguito del concepimento del suo primo figlio viene dato in adozione. Brian Jones allora diventa un bohemien, viaggia nel nord Europa, suona per le strade e tornato in Inghilterra si avvicina sempre di più al blues, country e rock and roll. Si identifica nella musica nera e gli emarginati e una volta a Londra decide di mettere su la sua band.
Col nome di Elmo Lewis, suona la chitarra slide, (si dice fosse il primo a suonare la slide in Inghilterra). Suona con pionieri come Alexis Korner, Jack Bruce, e poi decide di fondare una sua band per la quale recluta Ian Stewart al piano e Mick Jagger alla voce.
L’occasione di esibirsi davanti al pubblico nasce per caso: la sostituzzione dei Blues Incorporated.
Il nome dei Rolling stones
Jones è al telefono con un giornalista del Jazz News che gli chiede come si chiama la band, per terra c’è la copertina del disco The Best of Muddy Waters e la traccia numero cinque dice Rollin’ Stone. Brian allora risponde: “The Rolli’n Stones”
“Rolling Stones” significa “Pietre smosse” il nome rispecchia perfettamente la volontà della band di portare un cambiamento nel mondo musicale di quel periodo.
La sera del 12 luglio 1962, sei ragazzetti inesperti salgono sul palco del Marquee Club di Londra in preda all’agitazione. Sono Mick Jagger alla voce, Brian Jones e Keith Richards alle chitarre, Dick Taylor al basso, Ian Stewart al pianoforte e Mike Avory alla batteria. 50 minuti cover blues di Muddy Waters e Robert Johnson, davanti ad un pubblico appassionato che inizialmente non apprezza la loro impacciatagine ma alla fine la band riesce a lasciarsi andare e mette fuori tutto l’ entusiamo necessario per concludere in bellezza.
Brian Jones è il punto di riferimento della band
L’innovatore e anche il manager. Sul palco spicca più di Jagger, è il primo a lanciarsi nelle interviste e il suo atteggiamento è quello di un leader. Il marchio riconoscibie della band è l’ incrocio tra le chitarre di Jones e Richards, il suono è sovrapposto come se suonassero 5 chitarre assieme..
Brian Jones, all’età di 20 anni, aveva già avuto tre figli da diverse donne incontrate nel corso di una vita da anticonformista. Una vita da hippie libero e ribelle alternata a quella di un genio multistrumentista.
La stampa lo adora per il modo sfontato e carismatico e per l’aspetto eccentrico, nessuno dei suoi compagni può competere con lui.
L’incontro con il produttore Andrew Loog Oldham.
“Lascereste uscire vostra figlia con un Rolling Stone?”
È lo slogan su cui Oldham costruì il successo degli Stones che divennero i rivali dei già noti Beatles.
Oldham è un manager professionista, vuole subito per una nuova imagine per la band, quella dei cattivi ragazzi. Stewart è fuori a causa del fisico massiccio non in sintonia con l’immagine del gruppo, Jagger e Richards devono scrivere i propri pezzi.
Brian Jones prende un ruolo sempre più marginale non è più il manager e declassa come sperimentatore del gruppo. Nei primi dischi il suo apporto è noto con la slide in Little Red Rooster, il sitar di Paint It Black, il dulcimer in Lady Jane, lo xilofono, il mellotron, la tromba, l’autoharp, la marimba, il sassofono, la fisarmonica e l’armonica.
Dopo un’esibizione un presentatore televisivo si avvicina a Jones pensando fosse il compositore della band. “Non sono un vero e proprio autore” risponde timidamente. Jones è uno all’apparenza sicuro di sé ma in fondo nasconde delle fragilità . “Si preoccupava sempre di cosa avrebbe pensato la gente” – Wyman.
Dal successo dei Rolling Stones al decesso di Brian Jones
Con la fama arrivano anche i problemi per Jones. Durante le tournée, Jones si sente sempre più distante dal gruppo e si avvicina a vizi come alcol e droga perdendo ogni lucidità mentale. Tra il 1967 e il 1968 il contributo di Brian al gruppo diventa sempre più marginale fino all’ultimo lavoro con la band: Beggars Banquet. Dopo la sua ultima apparizione, nel dicembre del 1968, Brian viene allontanato anche se in alcune interviste dichiara di aver lasciato la band per sua volontà.
La morte
Il 3 luglio 1969, a seguito di una delle classiche serate all’insegna di droga e alcol, Brian fu trovato sul fondo della sua piscina nella casa a Hartfield. Secondo i fatti il corpo fu trovato dai soccorsi già senza vita.Il suo cuore e il suo fegato erano gravemente danneggiati a causa dei suoi vizi.
Sono diverse le testimonianze che portano oggi a pensare di un assassinio da parte di Frank Thorogood, che confessò la sua responsabilità sul letto di morte. Ci si divertiva in piscina ma quando Frank mette a Jones la testa sott’acqua per scherzo. Jones precipita sul fondo della piscina perché non è in grado di reggere l’apnea a causa dell’asma di cui soffre da sempre e del mix di droghe e alcol appena ingerite. Thorogood scappa in casa preso dal panico mentre Jones muore asfissiato.
Il corpo di Jones viene seppellito in una bara spedita a Cheltenham da Bob Dylan. Solo Watts e Wyman si presentano al funerale, di Keith Richards e Anita Pallenberg (ex fidanzata di Jones) nessuna traccia. Sulla lapide: “Non giudicatemi troppo severamente“.
Di lui resta il lascito musicale nei primi album degli Stones, il suo stile sperimentale e la figura mitica di un genio ribelle, simbolo del lato oscuro del rock.
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